I nostri figli a cosa giocano?
Con le macchinine… i bambini amano disegnare… qualcuno predilige giochi fisici…
E il tanto amato calcio?
La stragrande maggioranza dei bambini maschi lo mette al primo posto nella propria classifica… d’altra parte alzi la mano quel papà che non è cresciuto rincorrendo una palla… E allora che male c’è?
Senza addentrarci nell’attualità del calcio, di per sé il gioco è positivo, ha tutte le carte in regole per la socializzazione, per combattere l’obesità… purtroppo oggi, lavorando con i bambini ci accorgiamo come questo bel gioco rischi di diventare luogo di conflitto, occasione per escludere chi non riesce.
Nei campetti da calcio nascono conflitti spesso ingestibili, soprattutto là dove si tratta di gestire la sconfitta spesso motivo per autoescludersi o per difendersi.
D’altro canto diciamoci la verità, quanto siamo capaci, noi adulti di gestire la sconfitta, quanto piace a noi adulti perdere nella vita?

 Può essere vero, ma comunque ci viene chiesto (genitori, maestri, educatori) di esserci per maturare questo percorso; anche semplicemente con piccoli gesti quando per esempio si gioca con i bambini, il nostro giocare non sia un farli vincere a tutti i costi, rischiando così di far nascere in loro un supermito dell’essere invincibile.

Ma quando sono da soli i bambini cosa amano usare?
Le statistiche e le indagini parlano chiaro: metà dei bambini, quando sono da soli, amano giocare alla Play Station, con il game Boy.
Non è certo nostra intenzione demolire e demonizzare i sempre più nuovi giochi elettronici, ma anche noi ci chiediamo chi ha liquidato i cari vecchi trenini? E il meccano, le costruzioni? 
Se poi chiediamo della TV il numero si alza ancora, tanti bambini sono letteralmente catalizzati; le mamme ce lo confermano: a 3 anni i nostri bambini sanno a memoria le battute di alcuni cartoni animati.
Dovremmo riuscire, educatori e genitori, di proporre ai nostri bambini un giusto mix tra esperienze ludiche, “un minestrone di giochi” dove alle ore passate alla console e davanti alla TV si alternino giochi di strada tra coetanei che prediligono la socializzazione e la fantasia.
Mi chiedo se effettivamente non ci sia niente di diverso dalla TV, ma diciamocelo alcune volte diventa una comodità, o meglio una necessità: è vero dopo una giornata di lavoro, a casa si fanno i salti mortali per preparare la cena, fare una lavatrice, controllare la cartella del figlio e loro hanno il coraggio di dirci: “Mamma, papà, giocate con me?”.

Un ultimo “pensiero sparso”: ad un bambino non regalate giocattoli, ma giocate con lui: a volte proviamo a giocare, ma bisogna saperlo fare, in alcuni momenti ci sembra di non esserne capace, serve fantasia, creatività.Un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo per giocare con lui…

Eleonora 

 

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